L'AI è politica

Parlare di AI significa prendere una posizione politica.
Inutile negarlo: le tecnologie che ruotano intorno al mondo dell’intelligenza artificiale stanno cambiando il nostro modo di vivere, lavorare e interagire con il mondo. Ma con questo cambiamento arrivano anche questioni etiche e politiche che non possiamo ignorare.
Ad esempio, l’uso dell’AI nella sorveglianza di massa solleva preoccupazioni sulla privacy e sui diritti civili. Più di una testata ha riportato diversi casi di cobalt mining in Congo, una delle nazioni con più disponibilità: parliamo di estrazione di minerali rari necessari per la costruzione di hardware per l’AI, spesso ottenuti in condizioni disumane. Minerali che hanno un altissimo costo umano, visto che una classe lavoratrice di minatori svolgono questo tipo di lavoro per l’equivalente di pochi dollari al giorno, come se i tempi dello schiavismo non fossero mai finiti.
Certo, si potrebbe pensare che questo riguardi solo i paesi del terzo mondo, che purtroppo rimangono un grosso prezzo da pagare perché quelli un po’ più su economicamente (ma non a livello umano) abbiano determinati lussi.
Non è proprio così: a livello ambientale, la costruzione di data center sempre più grandi per supportare l’AI comporta un consumo di acqua per raffreddare i server, “bevendo” l’acqua di milioni di americani. Parliamo, ad esempio, delle diverse inchieste portate avanti da BBC e Bloomberg sul consumo di acqua dei data center di Microsoft e Google in Texas, che hanno portato a restrizioni sull’uso dell’acqua in alcune aree. Il problema non sta tanto nella crescita di data center che, di per sé, ovviamente rappresentano un costo ambientale, ma nel fatto che questi data center vengano costruiti in aree già soggette a stress idrico, aggravando ulteriormente la situazione per le comunità locali, senza avere una pianificazione congiunta con le autorità locali per poterla gestire al meglio.
Parlando di hardware, pensiamo al costo necessario ad oggi per acquistare della RAM: si parla di costi ridicoli, dovuti alla richiesta sempre più pressante da parte di aziende che sviluppano AI, che stanno facendo salire i prezzi di componenti hardware essenziali per tutti, non solo per chi lavora nel settore tech. In una comunicazione ufficiale, G.Skill, azienda taiwanese produttrice di memorie RAM, ha dichiarato che i prezzi continueranno a salire e che la colpa non è delle aziende: questo significa che, in un momento storico in cui l’accesso alla tecnologia dovrebbe essere sempre più democratico, stiamo assistendo a un aumento dei costi che rischia di escludere molte persone dall’accesso a strumenti tecnologici fondamentali.
Ma parliamo anche dell’impatto sociale dell’AI: il caso dello studio Ghibli è diventato virale nel giro di pochi giorni, e ha portato alla luce un problema che molti artisti e creativi stanno affrontando: l’uso dell’AI per creare opere d’arte senza il consenso degli artisti originali che, pur avendo esposto pubblicamente le loro opere, la loro arte, si sono trovati come cerbiatti indifesi all’interno di una battuta di caccia condotta da multinazionali che, in nome del progresso tecnologico, calpestano i diritti e il lavoro di chi ha dedicato la propria vita a creare arte. Si parla di “AI theft”, letteralmente un furto, dal momento che esistono delle leggi che servono a garantire il cosiddetto diritto di autore, ma che non arrivano fin dove alcune aziende si sono spinte. Ad esempio, esiste più di un’inchiesta che riporta come alcune big tech come Meta abbiano piratato interi database di libri, pubblicazioni e articoli accademici per addestrare i loro modelli di linguaggio, senza il consenso degli autori originali. Per il reato di pirateria, in Italia, si rischiano fino a 3 anni di carcere e multe salate, ma sembra che per le big tech queste leggi non valgano.
Rimanendo nel contesto sociale, potremmo parlare del fenomeno di algorithmic policing, ovvero l’uso di algoritmi per prevedere e prevenire crimini, che però spesso si basano su dati storici che riflettono pregiudizi razziali e sociali, portando a discriminazioni e ingiustizie. Un esempio è l’uso di software predittivi da parte delle forze dell’ordine negli Stati Uniti, che ha portato a un aumento degli arresti nelle comunità afroamericane, alimentando un ciclo di discriminazione e sfiducia tra la polizia e queste comunità. In questo caso, più che predizione, si tratta di un vero e proprio profiling basato su pregiudizi storici.
Perché parlare di tutto questo? Quelli citati solo alcuni esempi di come l’AI stia influenzando la politica e la società in modi profondi e complessi. È fondamentale che, mentre continuiamo a sviluppare e adottare queste tecnologie, riflettiamo attentamente sulle implicazioni etiche e politiche delle nostre azioni. Dobbiamo assicurarci che l’AI sia utilizzata in modo responsabile, rispettando i diritti umani, la privacy e l’ambiente, e che le decisioni politiche siano guidate da principi di giustizia ed equità.
Non a caso, sempre più spesso -per fortuna- si legge di iniziative volte a regolamentare l’uso dell’AI, come il progetto di legge europeo sull’AI che mira a garantire che l’AI sia sviluppata e utilizzata in modo etico e responsabile. Tuttavia, è importante che queste regolamentazioni siano efficaci e che vengano applicate rigorosamente, per evitare che le aziende e i governi sfruttino le lacune legislative a loro vantaggio, e che le voci delle comunità più vulnerabili siano ascoltate e rispettate nel processo decisionale. Oltre a questo, ancora prima di usare questi strumenti, ribadisco la necessità di un’educazione critica, etica e consapevole sull’AI, che permetta a tutti di comprendere le implicazioni delle tecnologie che stanno cambiando il nostro mondo.
Come la storia ci insegna, la cultura, l’educazione, sono le basi della libertà, dal punto di vista politico, sociale e umano. Quando la tecnologia diventa uno strumento a disposizione di pochi bulli, il rischio è alto, e la posta in gioco ha un costo troppo alto da pagare. Educhiamoci, studiamo, leggiamo, perché solo in questo modo saremo in grado di affrontare le sfide etiche e politiche dell’AI in modo responsabile e consapevole.








