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Voglio diventare una... CTO @ Serena Sensini | Martedì 6 Settembre 2022 | 8 minuti

Quando pensiamo alla figura del CTO, pensiamo ad un ruolo carico di responsabilità e perlopiù ricoperto da persone di genere maschile.

Con l’ottica di portare delle role model, parliamo della carriera di **Pamela Gotti come CTO di Credimi!

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Sono Pamela Gotti, CTO di Credimi, una scaleup fintech milanese che aiuta le piccole medie imprese a crescere mettendo a disposizione prodotti finanziari in modo semplice e veloce.

Sono in Credimi da quando è nata e aver visto la sua crescita da quando eravamo in 5 ad ora che siamo in 90 è stato davvero emozionante!

Sono nel ramo dell’informatica da sempre (ho iniziato a studiarla dalle medie!) e ho sfruttato a pieno la sua versatilità: ho lavorato nella travel industry, nel product anti-abuse, nella political intelligence e adesso sono nel fintech.

È un ramo talmente in evoluzione e talmente versatile che ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da imparare, non ci si annoia mai!

Credo anche fermamente nel potere delle community: sono CTO di SheTech, che si occupa di empowerment delle donne nel mondo del digital, dell’imprenditoria e della tecnologia, e partecipo attivamente alle community di AWS e Codemotion.

Tecnologia a parte, adoro immergermi in un buon libro, passare ore a passeggiare in montagna, fermarmi in posizioni strane facendo yoga e ascoltare e ballare musica swing.

Insomma, mi piace spaziare sia sul lavoro che nella vita!

In cosa consiste il ruolo di CTO?

Il ruolo di CTO è diverso in ogni azienda, ma penso che alla base di tutto ci siano due attività da cui non si può proprio scappare.

Il primo è lavorare con gli altri executive per definire la direzione aziendale, e da lì declinare la strategia della tecnologia. E questo significa definire cosa e come sviluppare in casa e cosa comprare, valutare diversi fornitori, e in generale come utilizzare al meglio il budget per raggiungere gli obiettivi aziendali.

Il secondo invece è essere il volto tecnologico dell’azienda: mi capita di fare pitch con gli investitori e di contribuire al nostro employer branding partecipando come speaker ad eventi.

Tra le attività che svolgo io c’è il people management: ho definito insieme ad HR un piano di crescita per tutti gli ingegneri nel mio team e gestisco direttamente 7 persone (il che significa definire OKRs, fare 1:1 periodici con tutti, fare da mentor per i più junior quando serve), e 21 in tutto.

Alcuni CTO riescono anche ad essere molto hands on, ovvero a continuare a scrivere codice. Non è il mio caso (e non ti nascondo che avendo il background da backend engineer un po’ mi manca).

Penso che per capire a fondo la tecnologia e prendere le giuste decisioni bisogna per forza metterci le mani e la testa, e visto che adesso non ho più il tempo di una volta per farlo, quando posso contribuisco alla nostra code base fixando qualche bug o facendo code reviews; in questo modo riesco a rimanere attaccata alla realtà del mondo dello sviluppo, e a capire se ci sono blockers nei processi di sviluppo che impediscono al team di dare il meglio.

Visto il mio ruolo posso anche agire sulle leve giuste per togliere quei blockers!

Last but not least, oltre allo sviluppo tecnologico coordino anche lo sviluppo dell’IT, della security e del nostro data lake, che è il centro di tutte le decisioni data driven che prendiamo.

Sono tante sfaccettature, e per fare tutto non si può essere da soli!

E quello che mi entusiasma di più è proprio il team di persone con cui lavoro.

Per poter definire una roadmap di sviluppo ho bisogno di lavorare a stretto contatto in primis con prodotto (lavorando in un’azienda di prodotto, sono quotidianamente in contatto con il CPO - P = product), ma poi devo spaziare anche in altri ambiti come il marketing, il lending, customer delight.

E poi ovviamente c’è il team che coordino che è composto da persone super in gamba, io cerco di dare loro il contesto necessario per lavorare e i ragazzi partono in quarta!

Qual è la soft skill più importante che deve possedere una CTO?

Ti direi essere in grado di ascoltare, sia all’interno che all’esterno dell’azienda.

All’esterno per cogliere opportunità - come dicevo prima la tecnologia va alla velocità della luce e bisogna essere in grado di capire quali sono i trend su cui vale la pena investire.

Da non sottovalutare anche l’ascolto del feedback dei clienti diretti, che consente di capire come migliorare il prodotto.

All’interno invece bisogna capire dove la tecnologia può aiutare i colleghi. Al di là del prodotto, ci sono sempre processi interni che possono essere automatizzati e migliorati; capire quali sono i colli di bottiglia e ottimizzarli si riversa automaticamente sull’efficienza del prodotto.

La maggior parte di noi utilizza i social per parlare dei propri successi, ma la realtà è che siamo quel che siamo grazie al 90% dei nostri errori. Racconta il tuo più grande fallimento da quando lavori nel settore, che però ti ha reso ciò che sei.

Ti parlerei della mia esperienza precedente a Credimi. Arrivavo da un’esperienza all’estero, gli ultimi 3 anni ero stata a Google Dublino, dove sono stata molto viziata - avevo una manager spettacolare che mi ha aiutata a crescere e mi dava tutto il contesto di cui avevo bisogno per poter lavorare in serenità.

Decido di tornare in Italia e di unirmi ad una startup che si occupava di political intelligence. Il ruolo ufficiale era quello di senior software engineer, di fatto gestivo il piccolo team di sviluppo.

Mi sono trovata all’improvviso senza un manager che mi desse il contesto e che mi aiutasse a raggiungere i miei obiettivi!

Per me iniziare un nuovo percorso lavorativo è anche un modo per poter imparare di più su un dominio nuovo, in questo caso, la politica. Ma il mio più grande fallimento in PolicyBrain (che oggi non esiste più) penso sia stato sottovalutare lo studio del dominio: conoscere bene il mondo in cui ci si muove permette di realizzare codice e in generale prodotti che risolvano i problemi giusti per il cliente.

E senza conoscere bene l’area in cui mi stavo muovendo ho fatto degli sviluppi che avrei potuto evitare per prioritizzare altri più importanti per il cliente.

Davo per scontato che la formazione da un punto di vista dei processi politici fosse dovuta arrivare dal mio manager, con un percorso ben definito.

Mi sono portata a casa da quell’esperienza che prima di tutto devo essere io l’owner della mia crescita professionale, e poi che quando si approccia un mondo nuovo, la prima cosa da imparare non sono tanto gli strumenti (dovrò sviluppare in Python o Javascript?) quanto il dominio, così si può davvero parlare con le controparti business e capire dove vale la pena investire.

E ho scoperto che ci sono degli strumenti fantastici che ci aiutano a definire il perimetro in cui ci muoviamo (ad esempio il domain driven design o i workshop di event storming).

Come fare per diventare una CTO?

Sicuramente bisogna partire dall’ovvio: essere appassionati di tecnologia e aver voglia di imparare. Ma soprattutto se si arriva da un background molto hands on (io arrivo da anni di software engineering) bisogna essere pronti ad accantonare la scrittura del codice, non è più il focus principale, e aver voglia di dare un occhio sia allo sviluppo del prodotto a tutto tondo.

Parlando di successi, qual è il tuo prossimo obiettivo? Quale ruolo vorresti ricoprire entro i prossimi 3 anni?

Sono CTO da solo un anno e ancora ho tantissime cose da imparare!

Essendo un ruolo strategico penso che ci si debba dedicare del tempo, quindi nei prossimi 3 anni mi vedo ancora nello stesso ruolo, magari facendo crescere ancora di più il mio team!

Conosci il tema gender gap in ambito STEM? Se sì, come fare per superarlo?

Avendo iniziato a studiare informatica dalle medie ho avuto modo di provare cosa significhi essere l’unica donna nella stanza e anche come ci si sente quando si viene scambiati per la segretaria o quando gli interlocutori si rifiutano di chiamarti ingegnere, insistendo su quel “signorina” tanto fastidioso.

Penso che il gender gap si stia lentamente riducendo (un report di WeForum riporta che ci vorranno altri 136 anni per chiuderlo completamente!).

Secondo me le vere leve per ridurlo sono quelle di raccontare storie, di trovare role model che condividano la loro esperienza e che trasmettano la loro passione per far capire che con le materie STEM si può lavorare divertendosi, avendo come target soprattutto i bambini.

Io dico sempre che la mia fortuna sono stati mamma e papà che mi hanno dato la possibilità di giocare sia con le barbie che con il computer (quando ancora non tutti ne avevano uno :D).

Da qualche anno ci sono i coderdojo che permettono ai bambini di avvicinarsi al mondo della programmazione e imparare divertendosi!

E infine aggiungo che ogni volta che si vede una collega o un’amica in difficoltà, non bisogna avere paura di prendere le sue difese… Che sia dare del feedback in presenza o intervenire online quando si vedono comportamenti discriminatori, oppure semplicemente dare del supporto!

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