Progettare flotte IoT sicure - parte 2

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I dispositivi IoT sono ormai parte integrante della nostra quotidianità. Li troviamo nelle case, negli uffici, nelle fabbriche e negli ospedali. Secondo l’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, nel 2025 in Italia sono presenti circa 175 milioni di dispositivi IoT attivi: quasi 3 device per abitante.

E quando i dispositivi diventano migliaia, portarli online in modo sicuro e gestibile smette rapidamente di essere un dettaglio implementativo.

A differenza del software tradizionale, i device IoT sono geograficamente distribuiti, operano su reti differenti e spesso rimangono attivi per anni senza supervisione diretta. Per questo motivo adottare un approccio security-by-design è fondamentale: la sicurezza e la gestione della flotta devono diventare parte integrante dell’architettura stessa della piattaforma.

In questa mini-serie di tre articoli approfondiremo alcuni aspetti fondamentali nella progettazione di sistemi IoT sicuri: provisioning, onboarding, gestione delle credenziali e lifecycle della flotta.

In questo primo articolo partiamo dalle fondamenta: provisioning e onboarding dei dispositivi.

Provisioning

Nel contesto IoT, il provisioning è il processo con cui un dispositivo ottiene la propria identità digitale e tutte le informazioni necessarie per autenticarsi e comunicare con il cloud, come certificati, chiavi crittografiche o configurazioni iniziali.

Esistono diversi approcci per realizzarlo:

  • è possibile provisionare il dispositivo direttamente in produzione. In questo scenario il device viene preparato con credenziali dedicate prima ancora di essere acceso dall’utente finale.

  • nel provisioning dinamico, invece, il dispositivo ottiene la propria identità solo durante la prima configurazione. In questo caso la piattaforma può delegare parte del processo all’utente finale o ad un installer autorizzato, utilizzando meccanismi temporanei di bootstrap e autorizzazione.

Nelle architetture più evolute, le credenziali non vengono semplicemente salvate nella memoria del dispositivo, ma protette tramite componenti hardware dedicati come secure element o TPM.

Un secure element è un chip progettato per custodire materiale crittografico sensibile: le chiavi private non possono essere estratte direttamente dal dispositivo, riducendo significativamente il rischio di compromissione fisica. Per questo motivo è una soluzione sempre più diffusa nei sistemi IoT professionali.

Onboarding

L’onboarding è il processo con cui il device viene associato ad uno specifico contesto operativo: un utente, un impianto, una sede o una specifica installazione.

È anche la fase in cui il dispositivo viene effettivamente portato online, ad esempio configurando la connessione Wi-Fi o permettendogli di raggiungere per la prima volta la piattaforma cloud.

Nel mondo consumer questo processo avviene spesso tramite app mobile, QR code o tecnologie come BLE. L’obiettivo è semplificare il più possibile la configurazione iniziale, permettendo all’utente finale di collegare rapidamente il dispositivo alla rete e al proprio account.

In ambito industriale, invece, l’onboarding può essere gestito tramite gateway locali, tool dedicati o procedure centralizzate eseguite da tecnici autorizzati.

Anche questa fase ha un forte impatto sulla sicurezza del sistema. Un onboarding progettato male può introdurre credenziali condivise, dispositivi facilmente impersonabili o configurazioni non controllate.

Per questo motivo molte piattaforme moderne utilizzano meccanismi temporanei di autorizzazione, pairing limitati nel tempo o procedure di validazione che permettono di verificare l’identità del dispositivo prima di abilitarne definitivamente l’accesso alla piattaforma.

Conclusione

Quando una flotta IoT cresce, provisioning e onboarding smettono rapidamente di essere semplici dettagli implementativi.

Per questo motivo errori architetturali o semplificazioni possono trasformarsi rapidamente in problemi di sicurezza difficili da correggere una volta che la flotta cresce.

Nel prossimo articolo entreremo più nel dettaglio della comunicazione sicura tra dispositivi e cloud, parlando di policy, autenticazione e protocolli utilizzati durante l’onboarding e nelle comunicazioni operative quotidiane.

Conosci meglio chi ha scritto questo articolo

Massimiliano Sampaolo

Ehilà! Mi chiamo Massimiliano Sampaolo e sono un informatico. Lavoro come responsabile R&D in DevQ, dove mi alterno tra architetture cloud, dispositivi IoT e applicazioni AI. Inoltre, sono PhD student presso l’Università di Camerino, dove mi occupo di AI, robotica e process mining.

Di tanto in tanto mi diverto anche a condividere un po’ delle mie esperienze: tra videocorsi, articoli e progetti, cerco di raccontare il mondo della tecnologia partendo dall’esperienza reale e concreta. Ed è esattamente quello che voglio fare anche qui, su The Red Code!

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