Come genitori, come dev che trovano compromessi

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Come genitore, come dev.

Premessa

Questo articolo è stato scritto a quattro mani da Serena Sensini e Michael Di Prisco, entrambi genitori, con lo scopo di condividere con altre persone che fanno questo mestiere le frustrazioni, le sfide e le gioie quotidiane nell’essere genitori e dev.

Una copia di questo articolo è presente anche nella newsletter “Debug”.

Come genitore, come dev.

Questo spunto di riflessione nasce da una conversazione con Simone D’Amico, il quale ci dice: “Sarà deviazione professionale ma da un po’ ho in testa di scrivere su quello che pensavo fosse giusto nella relazione tra lavoro e figli e che poi si è rivelato sbagliato, delle cose che ho fatto e di cui non vado fierissimo e i sensi di colpa annessi. Es: averlo lasciato davanti alla tv a meno di 3 anni perché avevo una call che non ho potuto saltare. Ecco, leggerei volentieri anche di storie come queste :)”

[SERENA]

Questa è l’occasione perfetta per auto-denunciarmi: la storia comincia quando, appena scoperto di essere incinta, mi metto a leggere un’infinità di manuali per crescere bambini sani, forti, intelligenti, stimolati ma non troppo, creativi ma razionali, sagaci ma empatici. In tutto questo, mi chiedo: e con la tecnologia? Così, prima dell’arrivo di mia figlia, e soprattutto del rientro ufficiale a lavoro, mi dico che 1) niente televisione fino all’età di 3 anni, 2) niente schermi digitali di ogni tipo in mano fino ai 10 anni e 3) niente smartphone utilizzato da me in sua presenza fin quando siamo insieme.

Presupposti ingenui, soprattutto nel momento in cui la “luna di miele” dei primi 6 mesi di vita viene interrotta dal rientro a lavoro (grazie Italia) e dalla quotidianità: il punto 2 crolla nel giro di qualche settimana, quando tra una call urgente e una mail, qualche occhiata allo schermo sfugge e il senso di colpa incombe, per poi fare posto alla sopravvivenza. Il proposito 1 dura ancor meno, quando iniziano i primi periodi di malattia, per cui conciliare lavoro con ennesima call urgente, piuttosto che gestire la durata dell’aerosol che è più lunga dell’ultimo minuto di centrifuga della lavatrice, è impossibile.

Così, mi dico, “scelgo dei cartoni che siano ad alto impatto educativo”: ad essere onesta, scopro dei cartoni che hanno educato sicuramente più me di mia figlia, e che mi hanno ricordato una serie di situazioni che speravo di aver superato (grazie Bluey per avermi insegnato la vita). Questo è il mio trade-off: la consapevolezza anche in quello che possiamo e non possiamo vedere, unito a un tempo estremamente limitato e in momenti specifici della giornata. Niente TV per noia, ma piuttosto una piccola abitudine da concedersi nei momenti di stanchezza, dopo che abbiamo dato spazio ad altre attività.

Senso di colpa ne abbiamo? Quello sempre, è nello starter pack da genitori. Però, almeno, sul punto 3 posso dire di aver mantenuto le intenzioni: il tempo dedicato a crescere insieme, vivere anche le piccole cose della vita di tutti i giorni (la prima volta in autobus, la prima fattoria, le prime pozzanghere con il fango fino alle ginocchia) è fondamentale e non c’è smartphone che tenga. Tranne per le foto: quelle 2-3 che bastano per avere delle foto da riguardare, quando fra 10 anni sarò una dei 2 adulti che più mal sopporta al mondo.

[MICHAEL]

Doppia ammissione oggi: Anche io ho peccato di presupposti ingenui.

*Sono partito con un’idea diversa da altri genitori “tipici”: la consapevolezza. Mio figlio dovrà imparare a usare il PC e a conoscere il futuro che lo aspetta.

Eppure, fin da subito mi era chiaro che mio figlio non potesse semplicemente “diventare consapevole” da solo, senza una guida. Così, ho deciso di essere io quella guida, e di accompagnarlo in questo percorso di consapevolezza digitale. Ho iniziato nel periodo dei “perché?”, quando mio figlio ha iniziato a fare domande su tutto, compreso il mondo digitale.

Ho cercato di rispondere alle sue domande in modo semplice e comprensibile, cercando di trasmettergli l’importanza di essere consapevoli di ciò che accade online, di ciò che si guarda di fronte a uno schermo, e di come le tecnologie influenzano la nostra vita quotidiana.

Ho cercato di spiegargli che i “video stupidini” vanno bene per 2 minuti quando papà è stremato dall’ennesima call di lavoro, o quando mamma ha avuto una giornataccia, ma che non devono diventare un’abitudine. Anche noi ci siamo innamorati di Bluey, e spesso - lo ammetto - abbiamo visto alcune puntate mentre loro dormivano, ci piace troppo. Riguardo al PC, ho puntato sul mondo dello sviluppo: Mio figlio ha 4 anni, non scrive JavaScript, ma ha imparato a dettare un prompt a Gemini, spiegare le meccaniche di gioco a ChatGPT, e a capire che dietro a un videogioco c’è un mondo di codice e creatività, e se impara a governarlo, potrà divertirsi a modo suo.

Non è solo intrattenimento, è un modo per stimolare la sua curiosità e la sua creatività, e per prepararlo a un futuro in cui la tecnologia sarà sempre più presente, e per aiutarlo in un futuro in cui o si è consapevoli, o si diventa vittime della tecnologia.

Sì, c’è chi non sarà d’accordo perché “Non bisogna avvicinare i bambini a questi strumenti da così piccoli”, ma il bello di essere genitori è provarci e rendersi conto che sbagliare è umano, e anzi, può anche essere accettabile se lo si fa con le giuste intenzioni. Nessun genitore è perfetto, nessun genitore prende sempre le decisioni pedagogicamente perfette per i propri figli, ed è giusto così.*

Sì, ci sono momenti in cui mi sento in colpa per aver ceduto alla tentazione di accendere la TV, ma cerco di ricordare che l’importante è l’equilibrio e la consapevolezza. E poi, ammettiamolo, a volte è necessario per sopravvivere alla giornata!

Mai da me arriverà una critica a un genitore sul non avercela fatta a giocare per l’ennesima volta a “Tu adesso dormi, io ti salto sopra, tu ti svegli e mi fai il solletico, ma solo qui e non qui perchè se no non mi piace”, è un lavoro estenuante, e ogni tanto bisogna anche essere comprensivi con se stessi. Ci sarà sempre il momento nel quale sarà possibile giocare senza accendere la TV, leggere un libro senza distrazioni digitali, e vivere momenti di qualità insieme. L’importante è essere presenti, anche se a volte questo significa accendere un cartone animato educativo per avere un po’ di respiro per poi ripartire a giocare all’ennesimo gioco di cui non conosciamo le regole perché i nostri figli le inventeranno al momento solo per lamentarsi che non le rispettiamo.

Bio autore

Serena Sensini - Ciao! Mi chiamo Serena Sensini e sono la creatrice di @ TheRedCode.

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