Da AWS a Satispay: scalare un sistema per pagare, risparmiare e investire

Si sente spesso parlare di “fuga di cervelli”: ingegneri/e di talento che si trasferiscono all’estero per lavorare nei giganti del tech a Dublino o Seattle. Ma cosa spinge questi talenti a tornare?
Oggi parliamo con Michele. Dopo dieci anni in AWS, in Irlanda, dove si è occupato di costruire e scalare CloudWatch, ha deciso di riportare la sua esperienza a casa. È entrato in Satispay come Senior Staff Engineer per affrontare alcune delle sfide tecniche più interessanti nel panorama fintech europeo. Ora che ha tagliato il traguardo dei primi 90 giorni, gli abbiamo chiesto com’è andata, che aria tira lato tech e come sta andando il suo nuovo viaggio all’interno della realtà in ambito fintech di Satispay.
Raccontaci questi primi 90 giorni: com’è andata?
Tornare in Italia dopo dieci anni in AWS, in Irlanda, è stato un bel salto. Ho passato un decennio a costruire e scalare CloudWatch, e amavo quell’ambiente internazionale e stimolante. Onestamente, temevo di non ritrovare la stessa energia qui.
Ma ogni dubbio è sparito in un attimo! Lavoro all’interno di un team globale, con tantissimi colleghi con esperienze all’estero e un approccio che strizza l’occhio anche al mercato estero. Apprezzo particolarmente la visione chiara e ambiziosa del CTO sulla sua strategia tecnica per l’area engineering, che ci ricorda sempre di remare tutti nella stessa direzione.
In questo senso, costruire da zero un network di pagamento indipendente è una sfida tecnica completamente diversa rispetto a costruire un’app che si appoggia a circuiti bancari già esistenti. Dal punto di vista della sicurezza e della scalabilità, è un progetto enorme. Ed è proprio questo che mi ha convinto.
Come descriveresti il clima del team e lo stack tecnologico? Qualche sorpresa?
Sinceramente, nessuna sorpresa: ed è un ottimo segno! Il processo di selezione è stato super trasparente: sono stati onesti su cosa funzionava e, soprattutto, su cosa c’era ancora da costruire. Sapevo esattamente dove stavo mettendo i piedi.
Lo stack è basato su AWS con un’architettura a microservizi su cui l’azienda ha investito tantissimo, e avendo passato dieci anni in AWS, mi sono sentito subito a casa. Quello che mi ha colpito davvero è stata la qualità delle persone. Trovare questo livello di seniority e di esperienza internazionale in una scale-up italiana non è da tutti.
In quale progetto hai già avuto un impatto da “Staff-level”?
Stiamo crescendo velocemente. Il mio obiettivo è assicurarci di rilasciare nuove feature senza mai perdere la solidità e l’affidabilità che i nostri utenti si aspettano. Al momento sto aiutando il team a migliorare la nostra piattaforma di observability con un nuovo APM (Application Performance Monitoring).
Gli anni in cui ho lavorato su CloudWatch mi hanno insegnato una cosa fondamentale: non puoi scalare ciò che non puoi misurare. Per migliorare un sistema devi prima capirlo a fondo: i colli di bottiglia, le anomalie e i pattern nascosti nel “rumore”. L’APM che stiamo introducendo serve proprio a dare al team la visibilità necessaria per correre veloce senza perdere il controllo.
Come bilanci strategia, mentoring e il mettere le mani in pasta?
Cerco di tenere le cose semplici. Ogni mattina mi chiedo: “Come posso essere più utile al team in questo momento?”.
Anche se non c’è una formula magica, mi concentro su ciò che ha l’impatto maggiore. A volte significa scrivere una libreria condivisa per risolvere un problema comune a più team. Altre volte si tratta di definire un documento architetturale per prendere decisioni che reggano nel tempo. Farsi le domande giuste e misurare l’impatto di ciò che si fa è essenziale. Uno Staff Engineer non è lì per fare tutto da solo; è lì per fare le cose che spostano davvero l’ago della bilancia.
Quali sono i prossimi traguardi che ti entusiasmano di più?
Stiamo gettando le basi per decine di milioni di futuri utenti. È una grande responsabilità! Le scelte che facciamo oggi sull’architettura influenzeranno il funzionamento di Satispay per gli anni a venire.
Quello che mi entusiasma di più è contribuire a una cultura tecnica che cresca in modo sostenibile: processi, standard e valori condivisi. Non stiamo solo costruendo sistemi per gestire il carico di oggi; stiamo creando una piattaforma e un team pronti a scalare. Ad esempio, quando il sistema di observability sarà pronto, potremo sicuramente costruire nuove funzionalità con maggiore fiducia.
Cosa dovrebbe sapere un/a senior engineer che vuole lavorare in ambito fintech?
Non serve andare all’estero per affrontare sfide tecniche di livello mondiale.
Ho passato dieci anni in Irlanda, in uno degli ambienti tech più stimolanti che esistano. È stata un’esperienza preziosa. Ma quello che ho trovato qui è altrettanto solido: ingegneri e manager preparatissimi, un prodotto che cresce in fretta e sfide reali su disponibilità, scalabilità e sicurezza. Nel mio caso, Satispay rappresenta una di quelle aziende internazionali dove puoi fare un lavoro estremamente interessante per dare una spinta alla tua carriera senza il bisogno di lasciare l’Italia.










