Dietro il tech con Giuseppe Zangari

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Giuseppe Zangari è Product e Business Development lead in ArubaKube e ha una visione che guarda al futuro della tecnologia e del suo impatto sul business: in questa sua intervista, esploriamo le sue esperienze e prospettive su alcune delle tematiche più attuali nel mondo tech, come l’AI, la costruzione di ecosistemi tecnologici tra cloud provider volti alla sicurezza e l’affidabilità, nonché l’importanza della formazione continua.

Qual è stata la sfida tecnologica più significativa che hai affrontato di recente?

Ci sono problemi grandi, complessi, spesso ancora non del tutto definiti, che una singola tecnologia o una singola organizzazione non può risolvere.

Possono essere affrontati solo costruendo ecosistemi.

Ed è qui che sta una delle sfide più significative di questo periodo secondo me. La tecnologia è difficile, complessa, ma il fattore umano è cruciale per poi darne valore.

Mettere insieme attori diversi, con interessi, priorità e linguaggi differenti, e farli muovere nella stessa direzione è cruciale e difficile. Per mia esperienza, questa è la parte più difficile. È un po’ come pensare di guidare la migrazione di uno stormo di uccelli dando loro istruzioni singolarmente. Le istruzioni possono essere perfette, ma la direzione emerge solo quando tutto il gruppo decide di muoversi insieme. Quantum, AI, Condivisione dati, Sicurezza, hanno bisogno di ecosistemi per essere affrontati.

Quale tecnologia o strumento ha avuto il maggior impatto nel tuo lavoro quest’anno?

L’AI è centrale nel mio lavoro, ma soprattutto come strumento di confronto non come ricerca. La uso come sparring partner per far emergere i punti ciechi del mio ragionamento e mettere in discussione ipotesi che tendono a consolidarsi. In questo ruolo è spesso insostituibile. La uso anche per sperimentare e restare ancorato all’evoluzione reale della tecnologia, testando casi d’uso e possibilità concrete. Stamattina, ad esempio, ho sviluppato una piccola app iOS con Xcode e Claude, più per capire limiti e frizioni che per il risultato finale.

Che consiglio daresti a chi sta iniziando ad adottare questa tecnologia?

Formazione, senza scorciatoie. Servono corsi seri di prompting e soprattutto di AI literacy. Pensare di imparare davvero l’AI solo per tentativi è rischioso. Senza basi solide si finisce per usare strumenti potentissimi in modo superficiale o per fidarsi di output che non si comprendono. Capire come funzionano questi sistemi è una competenza fondamentale, non un dettaglio.

Come immagini l’evoluzione futura del tuo settore nei prossimi 3-5 anni?

Il futuro è al centro del lavoro del mio gruppo. Vedo una convergenza sempre più forte tra cloud, AI e servizi di trust. Nei prossimi anni la capacità computazionale diventerà pervasiva e imprescindibile, come acqua ed energia. A quel punto non basterà che una tecnologia funzioni. Dovrà essere affidabile, verificabile e sicura. Fidarsi di ciò che si usa non sarà un optional, e proteggere utenti e sistemi diventerà una responsabilità strutturale.

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