Formazione continua e senso di colpa nei genitori dev

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Imparare a studiare e fare narrowing di ciò che si studia risulta fondamentale.
Prendersi del tempo per “nerdare” può essere un’ottima valvola di sfogo.

Premessa.

Questo articolo è stato scritto a quattro mani da Serena Sensini e Michael Di Prisco, entrambi genitori, con lo scopo di condividere con altre persone che fanno questo mestiere le frustrazioni, le sfide e le gioie quotidiane nell’essere genitori e dev.

Introduzione.

Formarsi nel nostro settore è fondamentale. Che sia un corso universitario, un video su youtube o un articolo online, c’è sempre qualcos’altro da studiare, una cosa nuova da imparare, un concetto da approfondire. Ma quindi, come si può conciliare questa necessità con il lavoro del genitore?

Come scegliere quando studiare e quando stare con i propri figli?

[SERENA]

Partiamo con il ricordare che essere genitori significa avere un doppio lavoro. Soprattutto per chi, come me, alle 16 chiude -momentaneamente- il laptop e si parte con l’uscita dall’asilo, sessione di gioco, bagnetto, cena, ancora giochi, ancora lavoro, qualche lettura e poi ninna. Prima delle 23 il turno non finisce mai, e possiamo dirlo tranquillamente: è sfiancante.

Ci sono giorni che mi sento così in colpa per non avere le forze sufficienti a portare mia figlia al parco giochi che mi chiedo “ma chi me l’ha fatto fare di lavorare così?”. Vero è che poi mi rendo conto che io AMO questo lavoro, ma lo amo davvero. La formazione continua, necessaria, non è mai stato un peso, anzi. Per me è un’occasione per arricchire le mie conoscenze e scoprire qualcosa di nuovo.

Durante la settimana faccio fatica a trovare tempo per formarmi, come tutti, perché la società delle performance è sempre lì a spiarci, ma è un “male” necessario. Così, appena c’è una bella giornata di sole o ho un buco di mezz’ora tra una call e l’altra e la mia inbox è vuota, mi butto su qualche lezione Udemy o quel libro che tengo sempre di fianco all’agenda per poterne leggere qualche pagina prima di riprendere. Si tratta di un metodo che con me ha sempre funzionato: riempire quei tempi “morti” per fare qualcosa di costruttivo.

C’è chi questo metodo l’ha fortemente criticato in passato, dicendo che così non si ha mai il tempo di fare una vera “pausa” ma, virgolette a parte, per me studiare è una pausa. Una pausa da quello che faccio quotidianamente come lavoro, ma anche una pausa per crescere come professionista e prendermi il tempo di farlo con i miei ritmi.

Se prima di diventare genitore sfruttavo il post-lavoro per smanettare un po’, adesso sfrutto il dopo cena e qualche notte insonne per approfondire quell’argomento che durante la call di ieri mi sono segnata.

Per non parlare del sottovalutatissimo scrolling: utilizzando strumenti come la “Gestione del benessere” per Android, ho studiato quanto tempo perdessi a navigare tra i social e dopo aver trovato una media giornaliera di 4-5 ore sulle varie app, ho deciso di darci un taglio: ho impostato una 15ina di minuti per ognuna al giorno, lasciando “libere” solo quelle per le comunicazioni sincrone. Ad oggi, ho una media di utilizzo di circa un’ora e spicci al giorno, da cui ho recuperato tantissimo tempo (e presenza, mentale e fisica) per il mondo che mi circonda.

Quindi, se anche tu ti trovi con un miliardo di finestre pinnate nel tuo browser, un elenco infinito di articoli che vorresti leggere e non riesci mai, oltre a quel corso che sta lì e ti aspetta ogni giorno, non preoccuparti: sfrutta quei “buchi” per dedicare del tempo alla tua mente. Sii egoista, formati e cresci professionalmente. Il tuo io interiore ne sarà felice, e la tua famiglia ne sentirà gli effetti positivi a lungo termine.

[MICHAEL]

Se studiassi quanto dovrei e vorrei, passerei le 16 ore “non stipendiato” a studiare, e forse non basterebbe comunque. Allo stesso tempo, la voglia di stare con i miei figli mi porta a voler chiudere il PC e stare con loro ogni singolo secondo possibile, anche perché con due bimbi così piccoli, le scoperte e le novità sono all’ordine del giorno, e ve lo dico mentre chiedo a mio figlio grande se deve fare la pipì - stiamo togliendo il pannolino! - e preparo il latte al piccolo, che da qualche giorno prova a strisciare.

Personalmente, credo che il genitore e il software architect abbiano una cosa in comune: la necessità di trovare dei trade-off. Anche la formazione non è da meno, e negli ultimi anni ho imparato a fare narrowing di ciò che studio. Scelgo una nicchia, mi concentro su quella e la studio finché non conosco a menadito i concetti e le tematiche che la riguardano. Una volta fatto questo, posso benissimo andare in modalità di crociera, leggendo qua e là qualche articolo nuovo riguardo al tema, senza dover necessariamente fare dei deep dive troppo impegnativi. Un esempio? Quando ho deciso di studiare seriamente Node.js e l’event loop in JavaScript (O ECMAScript, se vogliamo evitare una denuncia!), Lorenzo era già parte della mia vita, e dividere il mio tempo tra quello, l’architettura software e gli altri mille interessi del momento non era possibile. Mi sono quindi concentrato solamente sull’event loop e mi sono mangiato articoli, libri, video e corsi a riguardo per oltre sei mesi finché non sono arrivato io stesso a parlare del tema su alcuni palchi e conferenze online. A quel punto, sapevo di aver appreso abbastanza per quella che era la mia necessità, e sono andato in modalità di crociera. Oggi seguo le notizie principali e i meet del TC39, senza dover andare in profondità per ogni singolo articolo sul mondo JS. E così via per tutti i vari argomenti di interesse che decido di approfondire.

Ma non ho ancora risposto alla domanda principale: Quando stare con i propri figli? La risposta, per me, è: Almeno il doppio del tempo che dedico alla formazione. Se passo tre ore a studiare per una sera, il giorno dopo sarà totalmente dedicato ai miei figli. Se domattina mi prendo un’ora per guardare un talk di una conferenza, il pomeriggio andrò al parco con i bimbi a godermi un gelato e la loro compagnia.

Infine, do un suggerimento pratico: Imparate a usare la GenAI per i riassunti. Un elenco puntato non può sostituire una lettura attenta di un libro, ma allo stesso tempo può essere sufficiente quando il tempo di leggere un libro è un ricordo lontano. Volete un dato? Nel 2021, un anno prima della nascita di mio figlio, ho letto e ascoltato oltre 100 tra libri e audiolibri. Nel 2024 il numero è sceso a 7. Mentre stendo questo articolo, le letture del 2025 si contano sulle dita di una mano, e probabilmente la situazione da qui al 31 Dicembre non cambierà. Allo stesso modo, il numero di libri riassunti e letti parzialmente è già superiore a 10.

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