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Voglio diventare un... Community Manager @ Serena Sensini | Martedì 25 Gennaio 2022 | 15 minuti

Se non hai mai sentito parlare del Community Manager, o non hai ben capito cosa sia, sei nel posto giusto: questa professione digitale ha preso piede nell’ultimo decennio in maniera più decisa, anche se si tratta di un ruolo che ha radici molto antiche.

 

Per raccontarci il valore e i retroscena di questo mestiere, non potevamo chiedere a Innocenzo Sansone, Community Manager di moltissimi gruppi online e fisici e runner d’eccezione!

 

A te il palco🎙️

Descriviti in 100 parole.

 

Ciao Serena e ciao a tutte le lettrici e lettori 😀!

 

Ho iniziato a programmare da bambino quando i miei genitori mi regalarono un Commodore 16. All’epoca le istruzioni dei computer erano veri e propri manuali di programmazione; sono partito da autodidatta e non ho più smesso di occuparmi di programmazione e tecnologia.

 

Un’altra mia passione sono le maratone (42 km 195 m)! Cinque anni fa ho perso 40 kg camminando e poi ho iniziato a correre disputandone al momento ben 9!

 

Ed ecco il mio lavoro ❤️: mi occupo da 15 anni a livello professionale di sviluppo e gestione di Community Dev & Tech per le principali aziende del settore.

 

Se troverai interessanti le mie risposte, fai click qui 👉 www.innosans.it ed entriamo in contatto!

 

In cosa consiste il ruolo di Community Manager?

 

Ho già letto in altre interviste del tuo blog di nuovi mestieri difficili da spiegare ai propri genitori 🤣. Ebbene, il Community Manager è uno di questi!

 

Anzi ti dirò di più, molto spesso sono proprio le aziende che mi contattano per una consulenza o per lavorare alla propria Community a non avere le idee chiare su cosa il Community Manager faccia.

Oggi “avere una Community” o “fare attività con le Community” viene sempre più percepito come una necessità di business senza comprendere bene le differenze con altre attività e spingendo a commettere, a volte, gravi errori.

 

Parlare di Community vuol dire prima di tutto parlare di Persone a cui bisogna dare del valore prima di aspettarsi un ritorno.

 

La “Community” non è un nuovo canale di Marketing!

 

Chi, invece, riesce a capirlo, investe nella propria Community, trasferisce valore a chi ne fa parte e ha la pazienza di farla crescere ne ottiene grossi benefici insieme ai propri membri.

 

Spieghiamo velocemente cos’è una Community: è un gruppo di persone che contribuisce ad uno stesso interesse. Facciamo anche degli esempi: il gruppo dei runner di Roma, il gruppo italiano dei programmatori di PHP, il gruppo di chi pratica Yoga e così via..

 

Molto spesso questi gruppi nascono in maniera naturale e spontanea, altre volte sono legate ad un progetto aziendale.

 

In realtà, le Community sono sempre esistite! La prima forma di Community è stata la famiglia e partendo da qui si potrebbero fare tantissimi altri esempi di Community tradizionali.

 

Ma perché oggi si parla sempre di più di Community come attività per cui è necessario un mestiere come quello del Community Manager?!

 

Con l’avvento della tecnologia e dei mezzi di comunicazione e poi di Internet è stato sempre più facile comunicare!

 

Le occasioni di incontrarsi e confrontarsi sono quindi cresciute esponenzialmente favorendo la costituzione di gruppi, a volte anche molto grandi, per contribuire ad uno stesso interesse.

 

Non mi riferisco solo ai social network; l’avvento delle tecnologie di comunicazione e degli strumenti informatici ha reso più facile conoscere persone che condividessero i nostri stessi interessi, incontrarle di persona oltre che online, organizzare incontri per scambiarsi conoscenza e confrontarsi direttamente.

 

Inoltre, ha reso semplicissimo rimanere in contatto e continuare a relazionarsi anche dopo. Sono nate le Community nell’accezione che conosciamo oggi.

 

Una community può esistere in tantissimi modi differenti ma trovo focale il momento dell’Incontro, online e/o in presenza. E poi ci deve essere un posto dove comunicare in modo asincrono: una chat, un gruppo, un forum, un sito web e tantissimi altri strumenti che oggi ci sono messi a disposizione.

 

Il Community Manager è colei/colui che gestisce gli strumenti, gli incontri, le attività della Community impegnandosi a farne rispettare finalità, valori e principi: ricordiamoci sempre che una Community è un gruppo di Persone!

 

Molto spesso il Community Manager fa nascere e crescere una Community, altre volte ne prende in eredità le sorti 😃.

 

Il ruolo del Community Manager può essere svolto per professione – quando si gestisce la community di un’azienda – o per passione – quando si gestisce un gruppo legato ad un proprio hobby o necessità.

 

Sono solito definire il Community Manager che lo fa per passione e non per lavoro come “Community Leader”.

 

In entrambi i casi, pur con accezioni differenti, è un lavoro molto impegnativo in quanto è caratterizzato dallo svolgere molte attività, ad un ritmo frenetico, coinvolge varie discipline e ti porta a confrontarti sempre con un mucchio di gente: certamente è il bello di questo mestiere ma che, a volte, ti fa venire voglia di scappare 😆.

 

Negli anni mi sono costruito un modello del lavoro di Community Manager su cui si basa la mia attività e che sto cercando di affermare.

 

Esso si basa su tre pilastri fondamentali che racchiudono tutte le mansioni che svolge il Community Manager: 1) Pubbliche Relazioni 2) Organizzazione 3) Comunicazione/Marketing specifici per la Community (da sviluppare parallelamente alla Comunicazione/Marketing tradizionale).

 

Molto spesso il lavoro di Community Manager è inserito nei dipartimenti di Comunicazione/Marketing delle Aziende; a volte addirittura di Sales. Quello che sto cercando di far passare è che Community è un dipartimento a sé stante!

 

Qual è la soft skill più importante che deve possedere un Community Manager?

 

Te ne posso citare almeno due?! 😝

 

La prima è l’EMPATIA, cioè la capacità di immedesimarsi negli altri comprendendone punti di vista, pensieri e sentimenti.

 

Gestire una Community, infatti, vuol dire avere a che fare continuamente con le Persone.

 

Una Community accogliente è un posto dove tutti, con le proprie differenze, si possano sentire a proprio agio ed accolti, sia negli spazi online che in quelli fisici. Vuol dire, per esempio, cercare di coinvolgere anche i più timidi, chi di solito si mette in disparte.

 

La seconda è la RESILIENZA, ossia la capacità di resistere anche a lungo ad una situazione difficile, a ritmi intensi e di saper reagire agli imprevisti. Essendo un lavoro che ha a che fare con le Persone, il rovescio della medaglia, è che molto spesso averci a che fare è molto impegnativo e logorante.

 

Mi sono sempre chiesto se le soft skill fossero più legate alle peculiarità e alle attitudini delle persone oppure fossero capacità da poter apprendere e, esercitandosi, migliorare.

 

Proprio svolgendo per molti anni il lavoro di Community Manager sul campo – più di 700 eventi fisici in 3 anni e più di 100 online in poco più di un anno – sono arrivato alla conclusione che la verità sta nel mezzo.

 

Indubbiamente ci sono persone più portate all’empatia o alla resilienza di altre, ma spesso è così perché per più tempo hanno vissuto situazioni che hanno sviluppato in loro queste caratteristiche.

 

Il lavoro del Community Manager sicuramente espone ad un contesto in cui, mettendosi con la giusta predisposizione, si possono accrescere queste qualità molto velocemente.

 

Quando ho iniziato a fare il Community Manager, più di 15 anni fa, l’imprevisto mi spaventava terribilmente; oggi, invece, è ciò che rende il lavoro divertente e non monotono, una sorta di palestra!

A volte credo proprio di essere diventato un maratoneta grazie a questo allenamento, perché correre 42 km è prima di tutto un lavoro di testa! Il segreto è non demordere mai!

 

Anche l’empatia si può allenare: è sufficiente iniziare a guardarsi intorno piuttosto che allo specchio! Il segreto è quello di immedesimarsi negli altri per scoprirne esigenze e motivazioni; il proprio lavoro di Community Manager se ne avvantaggerà immediatamente, provarci per credere 😉.

 

La maggior parte di noi utilizza i social per parlare dei propri successi, ma la realtà è che siamo quel che siamo grazie al 90% dei nostri errori. Racconta il tuo più grande fallimento da quando lavori nel settore, che però ti ha reso ciò che sei.

 

Quando un generale dell’antica Roma tornava dopo un trionfo bellico e sfilava nelle strade della Città per ricevere gli onori della folla aveva dietro di sé uno schiavo che gli diceva in continuazione: – Hominem te memento (”Ricordati che sei un uomo”) affinché non fosse sopraffatto dalle manie di grandezza. Frase conosciuta anche come “Memento mori”, uno dei miei motti preferiti!

 

Quello che dici è assolutamente vero; il Community Manager, che suo malgrado è spesso al centro dell’attenzione, corre sempre un grosso rischio di essere sopraffatto dal proprio ego.

 

Personalmente utilizzo i social soprattutto per informare sulle attività e cerco di essere sempre molto ironico quando c’è da “celebrare” non mentendo mai, in particolare sui numeri: le bugie hanno le gambe corte, si sa 😀.

 

A volte non ho nemmeno il tempo di postare su quello che faccio! Un consiglio che mi sento vivamente di dare a tutti i futuri Community Manager è quello di fare tanto, e fare parlare gli altri di quello che fai 😉.

 

Più che di un errore ti voglio parlare di quello che in tanti riterrebbero un grosso fallimento: dimettersi dal proprio lavoro di dipendente a tempo indeterminato e ritrovarsi da un giorno all’altro senza stipendio!

 

È stata una decisione durata mesi e molto sofferta perché amavo il mio lavoro ed ero molto apprezzato nel mio ambito. Ma è stata una scelta necessaria perché erano cambiati in quel contesto certi valori per me fondamentali.

 

Ecco, fallimento sì ma è stata la scelta giusta di cui non mi sono mai pentito perché credo che a volte il destino ci metta di fronte a responsabilità di cui dobbiamo farci carico.

 

Quello che veramente mi è mancato sono stati i miei colleghi (non tutti eh 😆), i miei eventi e la mia Gente (quella proprio tutta!) ma sono molto orgoglioso di quello che ho costruito subito dopo.

 

Comunque, di errori e “stupidaggini” ne faccio tutti i giorni. A volte anche molto divertenti!

 

Il Community Manager deve sbagliare di continuo per poter essere un bravo professionista!

Come fare per diventare un Community Manager?

 

Di una cosa sono fortemente convinto: un bravo Community Manager padroneggia ed è appassionato dell’argomento della Community che gestisce!

 

Vedo purtroppo sempre più persone che iniziano questo lavoro senza competenze specifiche sui temi che la propria Community tratta finendo per svolgere solo un lavoro di organizzazione.

 

Come potranno essere pienamente di supporto, entrare a fondo nelle questioni, stimolare il dialogo con i membri della Community che gestiscono?!

 

Al contrario, ci sono tanti Community Leader che partendo dalla propria passione hanno creato da soli e gestiscono Community di successo, anche se per loro non è un lavoro vero e proprio.

 

Penso, quindi, che oggi in molti casi Community Manager si diventi seguendo le proprie attitudini tramite percorsi paralleli. Non è detto però che sarà per sempre così.

 

Man mano che il peso della “Community” interpretata nella sua vera essenza crescerà in ambito aziendale, l’insieme delle attività di un Community Manager saranno meglio definite e ci saranno delle linee guida che potranno indirizzare in un percorso professionale fin dall’inizio.

 

E così ci saranno tante bimbe e bimbi che diranno: “Da grande voglio fare la/il Community Manager!”.

 

Oggi il lavoro di un Community Manager è ancora molto legato all’interpretazione data da ciascun professionista. È un processo creativo quotidiano più che una disciplina o un metodo.

 

Il Community Manager di successo è un artista nel mettere insieme gli strumenti, le materie che gli competono, le Persone.

 

Forse per questo mi piace così tanto come lavoro. Perché è un mestiere di sperimentazione e c’è molta creatività, tecnica e umana; un ponte tra due mondi che a volte sono ingiustamente ritenuti distanti.

 

Il consiglio che posso dare a chi parte da zero è quello di entrare nelle Community legate ai propri interessi (ce ne sono di tutti i tipi) sforzandosi il più possibile di dare un contributo attivo e di lasciarsi coinvolgere nell’organizzazione della Community (un piccolo segreto, noi Community Manager adoriamo le persone più attive che ci possano sollevare da un po’ di lavoro 😉).

 

A chi è già coinvolto nella gestione di una Community sia a livello amatoriale che professionale, consiglio di frequentare altri Community Manager, discutere dei problemi, delle attività, degli strumenti e chi più ne ha più ne metta!

 

Non si finisce mai di imparare e solo l’esperienza rende ogni giorno un Community Manager un po’ più bravo del giorno precedente. Iniziano ad esserci tantissimi gruppi di Community Manager e io stesso ne ho creati alcuni 😉.

 

In alcuni corsi di Marketing o di Comunicazione inizio a vedere spuntare la parola “Community”. Personalmente non penso che si possa raccontare esaustivamente cosa fare per gestire una Community in un singolo corso.

 

Inoltre, penso che la Community non sia una parte di Marketing o Comunicazione ma piuttosto che sia una branca a sé stante.

 

Mi batto sempre nelle aziende per cui lavoro 😀 per far capire che Community non deve essere inserita in questi dipartimenti ma è un dipartimento indipendente, che fa anche Marketing e Comunicazione ma in un modo differente e non in sostituzione di questi.

 

Invece, trovo molto utile seguire corsi specifici sui singoli aspetti o strumenti che un Community Manager può utilizzare o su quelle discipline che è bene padroneggiare (tra cui Comunicazione e Marketing 😛).

 

Infine, iniziano ad esserci anche delle certificazioni come quella creata da Facebook specifica per la propria piattaforma. Tutto è utile ma è importante avere ben chiaro che lavorare alle Community è un lavoro ancora in definizione, plastico! Quindi ci vuole tanta determinazione e voglia di innovare 💪.

 

 

Parlando di successi, qual è il tuo prossimo obiettivo? Quale ruolo vorresti ricoprire entro i prossimi 3 anni?

 

Come ho raccontato in una delle domande precedenti, qualche anno fa mi sono ritrovato senza lavoro da dipendente da un giorno all’altro.

 

Negli ultimi anni ho, quindi, sia cercato altre aziende dove potessi ricoprire il ruolo di Community Director, sia iniziato a sviluppare la mia attività di libero professionista per aiutare tante realtà a creare o sviluppare la propria Community Dev & Tech.

 

All’inizio non è stato affatto facile ma adesso, pur non avendo trovando nessun posto da Community Director da convincermi, ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare con diverse aziende illuminate e sviluppare progetti Community interessanti e innovativi.

 

Quindi l’obiettivo per i prossimi tre anni è quello di fare cose ancora più importanti con questi clienti e le Community che sono nate continuando, nel frattempo, a sviluppare la mia attività e riuscire, se mai, ad assumere qualche “apprendista” per creare Community di successo e organizzare eventi e conferenze che aiutino gli sviluppatori ad avere successo nel proprio lavoro e nelle relazioni professionali.

 

Inoltre, sto portando avanti due grossi progetti: The Communities Bay e MyCertCloud.

 

The Communities Bay è il Network delle Community Dev & Tech italiane che ho fondato tre anni fa. Non una community di community ma una vera e propria rete nella quale i player possano crescere in sinergia tra di loro.

 

È un progetto in cui sto investendo molto sia in termini di risorse che di tempo, che non ha un ritorno diretto ma tramite il quale, nei prossimi anni, voglio lasciare il segno nel nostro Paese con iniziative Tech e la collaborazione di Persone di valore.

 

Abbiamo bisogno del vostro supporto! Vi invito a seguire The Communities Bay su www.thecmmbay.com/seguici 🙌

 

MyCertCloud (www.mycertcloud.com) è uno dei tanti strumenti che mi sono costruito per il mio lavoro di Community Manager essendo ancora uno sviluppatore attivo soprattutto la notte 😀.

 

È un servizio web tramite il quale è possibile generare, distribuire e verificare certificati digitali (attestati di partecipazione, di merito, badge, diplomi) per premiare chi partecipa ai miei eventi.

 

Ce la sto mettendo tutta affinché nei prossimi tre anni MyCertCloud da “startup” self-run e self-funded possa diventare una vera Azienda 💪.

 

Conosci il tema gender gap in ambito STEM? Se sì, cosa fai nel tuo piccolo per combattere questo problema e come pensi si possa arrivare a chiudere questo capitolo?

 

La scarsa presenza femminile nei contesti scientifici e tecnologici, quelli dell’istruzione e lavorativi per citare i principali, è un grave problema per il quale non dobbiamo smettere di impegnarci attivamente.

 

È sufficiente fare un salto, per esempio, in una qualsiasi Facoltà di Ingegneria oppure buttare l’occhio in qualche ufficio delle aziende tech per rendersi conto di quante poche donne siano presenti!

 

Io stesso che organizzo tanti incontri online e di persona, eventi e conferenze, registro di continuo questo divario.

 

La situazione attuale è dovuta ai retaggi di una doppia discriminazione del passato: quella nei confronti delle donne relegate alla cura della famiglia e alle faccende di casa e la scarsità di accesso alla tecnologia, un tempo molto costosa e per pochi.

 

Fortunatamente sono passati tanti anni ed entrambe queste barriere sono state abbattute (almeno spero!) ma è rimasto il problema culturale. Le rivoluzioni culturali hanno bisogno di moltissimi anni dai cambiamenti per propagarsi e cambiare effettivamente le cose.

 

Dobbiamo impegnarci ad accelerare questo processo. Ci sono molte donne, per esempio, che a torto pensano che la tecnologia non è qualcosa per loro e per questo non si avvicinano nemmeno.

 

Il contributo che possiamo dare in questi casi è raccontare di tante donne che hanno successo in questo campo perché i processi imitativi sono quelli di maggior impatto.

 

La Comunicazione è uno strumento molto potente ma proprio per questo non va utilizzato per finalità non giuste; essendo il tema del gender-gap sempre più sentito spesso le aziende lo utilizzano per farsi pubblicità senza mettere effettivamente in campo quei comportamenti necessari al cambiamento.

 

Per me viene sempre prima il fare e poi il raccontare: la coerenza è un valore assoluto. “Dobbiamo coinvolgere in questo progetto delle donne perché ce lo chiedono gli investitori” è una frase che non mi voglio proprio più sentire dire. “Al diavolo gli investitori, le donne vanno coinvolte perché ce ne sono tante veramente brave!”: è questa la risposta da dare a simili richieste.

 

Sono ottimista! Quello che fai e che fanno tutti i giorni tante donne impegnate in ambito tech & dev con iniziative speciali e il “normale” lavoro quotidiano è il catalizzatore migliore per la rivoluzione sociale e culturale iniziata oltre un secolo fa 💪👏.

 

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